LE MALATTIE VENEREE

Mercoledì 19 Aprile 2006 09:59
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Definizione
Si intendono per malattie veneree le affezioni che colpiscono i genitali esterni sia maschili che femminili e che si trasmettono specificatamente per contagio sessuale. Questa definizione, forse troppo categorica, e ormai modificata con quella più comune di «malattie dei genitali esterni» o meglio «malattia la cui prima manifestazione e localizzata nei genitali esterni» poiché sia la sifilide che la blenorragia sono, in realtà, entità patologiche che spesso interessano l'intero organismo.
In accordo con la legge, comunque, si considerano malattie veneree le seguenti affezioni: blenorragia, sifilide, ulcera molle e linfogranuloma inguinale.
Per queste affezioni esiste da parte del medico l'obbligo di denuncia, ma si ritiene che sol tanto il 20-30% di tutti i casi siano denunciati e che la morbillità reale sia molto più elevata.
La blenorragia o gonorrea e causata dal gonococco di Neisser, batterio gram-, si contrae quasi sem­pre per contatto sessuale: la loca­lizzazione, che si evidenzia dopo 2­7 giorni dal contagio, è all'uretra sotto forma di infiammazione acu­ta che in seguito può cronicizzarsi.
Si distinguono un'uretrite anteriore ed una posteriore: l'anteriore è la più frequente e si evidenzia con prurito, bruciore e arrossamento della parte più un'essudazione gial­lo-biancastra simile crema.
Se non curata si espande all'ure­tra posteriore con perdita di san­gue con l'urina, dolore e bruciore durante e dopo la minzione; nella donna colpisce anche la porzione più esterna dell' utero che appare arrossata ed erosa. Le complican­ze, per fortuna, sono abba­stanza rare.
Riguardo alla terapia, dopo aver conosciuto l'agente etiologico, si impiegano an­tibiotici, quali la penicillina e le tetracicline, con ottimi risultati.
Sono infine da ricordare le sem­pre pili numerose uretriti, causate per contagio sessuale e non, dovu­te ad altri batteri pili comuni quali lo stafilococco e lo streptococco, ma anche a virus o a miceti (fun­ghi). Queste forme spesso sono mal diagnosticate o mal curate per la loro sintomatologià meno acuta, mentre ogni volta che ci si trova davanti ad un caso di uretrite è necessario fare accurati esami per poter praticare un'adeguata terapia.
La sifilide è ancora lontana da avere solo interesse storico, si di­stingue in sifilide congenita e sifilide acquisita. La forma acquisita, della quale ci occuperemo, è a sua volta divisa il 4 stadi: i primi due sono di interesse prevalentemente dermatologico, gli altri, per le le­sioni ad organi interni che portano, interessano più di un campo della medicina.
L'agente etiologico è il Trepone­ma pallido, una spirocheta, che è trasmettibile per contagio diretto, sessuale o per trasfusione, e raramente indiretto (stoviglie ed ogget­ti), data la scarsa resistenza del Treponema in ambiente esterno.

Il primo stadio è rappresentato dal sifiloma e dalla linfoadenite satellite: il sifiloma e un nodulo rotondeggiante, di color rosso car­ne con una erosione al centro, duro, gemente siero e soprattutto indolente, per cui spesso i pazienti si rivolgono al medico quando la malattia è gia in forma più avanzata; compare dopo 7-25 giorni dal contagio agli organi genitali e tal­volta alle labbra e al cavo orale e scompare da solo dopo 2 o 3 setti­mane.
Il secondo stadio, detto anche della generalizzazione, e caratte­rizzato da esantemi e dal possibile interessamento di organi interni. Gli esantemi sono manifestazioni cutanee simili a quelle delle malattie infettive infantili; nel caso della sifilide consistono in eruzioni a forma di macchie tondeggianti, piccole, rosee e non confluenti (ro­seola sifilitica) o in eruzioni papu­lose rosso rame, rilevate, non con­fluenti che, specie alle mani e ai piedi, possono erodersi secernen­do un liquido fetido ricco di Trepo­nemi e perciò altamente contagio­so. Queste forme spesso coesisto­no e possono interessare anche le mucose.
La sifilide tardiva o terziaria si manifesta dopo molti anni di latenza con lesioni a carico del a cute e delle mucose (sifilo­dermi terziari) e di organi interni (gomme sifilitiche) fino ad interes­sare il sistema nervoso centrale nella cosiddetta neurosifilide qua­ternaria (tabe dorsale, paralisi pro­gressiva); forme gravissime che, con l'avvento della terapia antibio­tica, sono per fortuna sempre più rare.
La diagnosi e la terapia della sifilide hanno raggiunto oggi un grado di perfezionamento molto elevato: da una parte esami di laboratorio quali il test di Nelson e il test di immunofluorescenza ga­rantiscono una specifica diagnosi che la famosa reazione di Wasser­man non assicurava; dall'altra i cicli periodici di penicillina (a tut­t'oggi non sono noti ceppi di Tre­ponemi resistenti) permettono una prognosi più ottimistica che di­strugge l'antica convinzione di «in­guaribilità» della sifilide.
Un discorso più difficile è quello della profilassi; quel­la diretta è impossibile per omesse o limitate denunce da parte dei medici, indirizzi falsi e difficile isolamento dei pazienti; le uniche armi in grado di dare un certo risultato si sono rilevate l'educa­zione igienica nelle scuole, caser­me ecc. e la profilassi individuale. Le precauzioni individuali sono rappresentate dall'uso di profilatti­ci e pomate a base di antibiotici nell'uomo, e da lavande vaginali antisettiche e sempre pomate a base di antibiotici nella donna.
In casi di contatto con individui infetti e consigliabile un trattamen­to profilattico e un certo periodo di incubazione. Queste misure pre­ventive diventano obbligatorie nel­la donna in caso di gravidanza poiché il Treponema e trasmissibi­le per via placentare al feto (sifilide congenita) .
Due parole infine sull'ulcera molle o venerea e sul linfo­granuloma inguinale: si trat­ta di due entità oggi ormai rare, l'ulcera molle grazie all'avvento degli antibiotici e il linfogranuloma inguinale essendo una affezione quasi del tutto assente nel conti­nente europeo.

LUCA GIOMI

pubblicazione del 1982